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INCONTRO CON MARCELLO CARUCCI

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Marcello Carucci – L’uomo con oltre 1.400.000 Km in moto

Il viaggio mi dà il contatto umano, mi dà la gratificazione ed il piacere di conoscere i posti che desidero, il piacere di raggiungere mete lontanissime“.
Viaggiare in moto… il sogno di tanti motociclisti. Girare il mondo in sella alla propria amata, visitare terre lontane, vivere avventure incredibili, gustare momenti magici, unici, che spesso spingono il viaggiatore negli angoli più reconditi del globo.

La passione, i sogni, la voglia di libertà e di scoperta. Sono questi gli ingredienti che, ben mescolati, danno la reale dimensione del Rider che affronta lunghe maratone in sella per raggiungere paesi e culture lontane… e forse per riscoprire anche un po’ se stesso.

Marcello Carucci, romano, insegnante di educazione fisica, è uno di questi, uno che ha la moto dentro… uno che, quando la guida, “è come essere in un film da protagonista” ci dice. E lui, Marcello, può ben dirlo. Quando i suoi impegni di insegnante glielo consentono, inforca la sua Hayabusa – avete capito bene, proprio una Suzuki Hayabusa – e parte alla conquista del mondo per vivere, da vicino, realtà che molti di noi magari immaginano soltanto. E di Mondo, Marcello, ne ha visto davvero tanto.

Molti motociclisti si svegliano un sabato o domenica mattina, inforcano la moto, e si mettono in viaggio per qualche bel passo montano o località di mare, esponendo le cose come se avessero vinto la Parigi Dakar. Marcello invece parte ed attraversa un continente.

Di seguito riportiamo un’intervista fatta a Marcello da Pianeta Riders per farvi capire la grandezza, la tranquillità e la spontaneità di un uomo modesto.

Quel’è la “molla” che fa da spartiacque tra il normale “giretto” in moto e il voler percorrere migliaia di Km per raggiungere luoghi dall’altra parte del mondo? Come nasce un “giramondo” su due ruote?

Ho iniziato all’età di 25 anni con un viaggio nella allora Yugoslavia, poi Spagna e così via, arrivando nel 2010, in solitaria, senza nessun appoggio, in Mongolia, senza aiuto di gps, cellulari satellitari o altro. Faccio tutto ciò per le mie due grandi passioni: la moto e la voglia di conoscere dal vivo altri popoli, culture, usanze. Che è ben diverso dallo studiare sui libri o vederli in documentari TV. Il viaggio mi dà il contatto umano, mi dà la gratificazione ed il piacere di conoscere posti che desidero, mi dà il piacere di raggiungere mete lontanissime

Tanto viaggiare ti porta ad avere sicuramente esperienze tra le più disparate. Quella che ti ha colpito di più, nel bene e nel male?

“Ricordo in Bielorussia, mi trovavo in un campeggio, solo. Avevo socializzato con dei giovani del luogo, dissi loro di essere maestro di Karate… quello, capii dopo, fu un errore.

La mattina presto sentii le urla di una donna che chiedeva aiuto,  oltre a dei forti rumori causati da bastonate. Vidi 6/7 giovani, di cui uno praticante di arti marziali, e intuii che erano lì per me… alle mie urla, però, fortunatamente scapparono e subito dopo arrivò la polizia. Il guardiano del campeggio, ridotto in pessime condizioni, mi confermerà dopo che erano venuti lì per picchiarmi e derubarmi…

Un’ altra esperienza poco piacevole fu quando fui aggredito, sempre di notte,  in Georgia, nella località di Kutaisi, per ben due volte. Finì che mi ospitarono in un distretto di Polizia piuttosto degradato e maleodorante, in una cella al buio e al freddo, utilizzando come cuscino una vecchia giacca di milizia russa. A fianco c’ era un balordo che aveva fatto violenza ad una bambina. Un’esperienza che mi ha sconvolto e fatto capire che in certi posti è meglio non viaggiare mai di notte.

L’impresa che invece mi ha dato più soddisfazione è stata quella di riuscire a raggiungere Dakar dopo un giorno e una notte di viaggio, con poca acqua, e una temperatura al suolo 60 gradi nel deserto della Mauritania. I senegalesi mi applaudivano e io da sotto il casco piangevo a singhiozzo come un bambino dall’ emozione: ero riuscito, con una Hayabusa, ad affrontare il deserto in solitaria e ad arrivare alla meta a dispetto delle difficoltà  e dello scetticismo di molti.

Un altro grande viaggio è stato quello in medio-oriente, dove mi sono commosso per l’ospitalità e la cordialità di Giordani, Siriani; e non dimenticherò mai quella Iraniana… un grande popolo con grande umanità verso lo straniero.”

Tanti Km percorsi, anche in compagnia… eppure in moto, quando si guida, si è spesso soli. Quali pensieri hai in quei momenti?

L’ unico grande pensiero che mi passa per la mente, durante il viaggio, è la preoccupazione che la moto si guasti o che possa forare, e prego tantissimo, e fortunatamente è sempre andata bene. Fiducia, fortuna, essere scrupolosi e attenti, tutte componenti necessarie a realizzare un grande viaggio, oltre ad un lavoro fisico giornaliero e sopratutto mentale, perché se si viene presi dal panico quando si è soli è la fine.

Moto utilizzata per i viaggi è una Suzuki Hayabusa. Come mai questo modello? Pensi di utilizzarla a lungo?

Ho scelto una Hayabusa perchè mi piace la velocità. Quando ho attraversato zone in cui si poteva correre senza limiti, ho raggiunto velocità impressionanti. Oggigiorno la velocità non è più concessa, ed è giusto così… sono troppi gli indisciplinati non attenti alle regole (per non parlare degli automobilisti che guidano parlando al cellulare, leggendo ed altro..).

Attualmente sto spettando una risposta da una casa motociclistica per avere in dotazione la sua ultima “produzione” Maxi-Enduro. Mi rendo conto che superare certe difficoltà con una moto da strada non è sempre possibile. Quest’anno il mio tour si è spinto fino in Uzbekistan, ma a 600 km dal confine ho fatto marcia indietro per la presenza di dune… avessi avuto una moto adatta sarei riuscito con la massima tranquillità. Se non verrò accontentato nella mia richiesta, utilizzerò ancora per due anni la Hayabusa, magari portandola nel 2013 in Giappone. In effetti, gran parte della soddisfazione è anche fare ciò che ho fatto con moto non proprio adatte.

Qual è il senso che potresti o vorresti dare ai tuoi viaggi?

I miei ultimi viaggi sono dedicati ai bambini. A quelli che incontro per strada. Porto cappellini e magliette offerti da alcuni miei sponsor, mentre tra i miei studenti raccolgo giocattoli che non usano più.  La gioia che si prova, nel fermarsi e chiamare i bambini e consegnare loro caramelle, penne e giocattoli ti fa sentire bene. Pensate solo allo sguardo dei genitori nel vedere uno con una moto, che si ferma, e fa da babbo natale ai loro figli. I loro sorrisi, le strette di mano, rimangono indelebili nella mia mente e nel mio cuore.

Quale sarà la tua prossima avventura?

14 stati in 60 giorni, è già tutto pronto, mancano solo i visti e, purtroppo, ancora 5 mesi!!! Ma l’avventura continua…

Ci è sembrato giusto onorare un uomo di tal spessore, soprattutto motociclista nel sangue. Siamo onorati di averlo conosciuto al Motodays 2015 a Roma e vogliamo fargli i nostri migliori auguri di raggiungere al più presto i 2.000.000 di Km in moto.

Guarda la photo gallery dell’incontro….

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