DUCATI SCRAMBLER CAFE’ RACER

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Scrambler Ducati o Ducati Scrambler? Il perché di questo attacco amletico di shakespeariana memoria è presto detto: la Cafe’ Racer è senza dubbio la più ducatista delle Scrambler.

È precisa, stabile, svelta, efficace e divertente quanto una Ducati, ma con l’immancabile facilità, immediatezza, minimalismo vintage tipico della famiglia Scrambler. Insomma, la Ducati Scrambler Cafe’ Racer è il trait d’union tra le due anime della Casa di Borgo Panigale.

Girandoci intorno la Ducati Scrambler Cafe’ Racer può apparire come un semplice lavoro di vestizione, la creazione di un outfit per gli scrambleristi più sportivi e amanti dell’asfalto: troviamo un “foulard” a coprire il caratteristico faro tondo, ruote da 17″ a 10 razze (color bronzo, molto Seventies) invece che da 19″, semimanubri con specchi alle estremità e codino con coprisella passeggero per dare l’idea del monoposto che fa tanto racing.

Sotto a queste modifiche di dettaglio, invece, la Cafe’ Racer cambia parecchio rispetto alla Scrambler Icon da cui deriva, a partire dall’ergonomia di seduta, che vede i semimanubri posti più avanti di 155 mm e più in basso di 175 mm rispetto al manubrio rialzato della Icon, e una sella inedita alta 805 mm da terra (+15 mm).

E poi le quote ciclistiche si sono fatte più spinte, per via delle ruote più piccole e del retrotreno sollevato grazie al mono più lungo: l’inclinazione del cannotto di sterzo che passa da 24° a 21,8°, l’avancorsa da 95,7 mm a 93,9 mm e l’interasse da 1.445 mm a 1.436 mm. In più le sospensioni hanno tarature dedicate, mentre confermano la lunga escursione da 150 mm per entrambe.

I pneumatici sono di larga sezione come si confa a una vera cafe’ racer, con quello posteriore da 180/55 a garanzia di tanta impronta a terra. Infine, un accorgimento tecnico-stilistico per la forcella, che utilizza foderi esterni più lunghi così da dare un look più sportivo all’avantreno e allo stesso tempo guadagnare una maggiore rigidità (e di conseguenza una migliore dinamica) dello stesso. Il tutto per 172 kg di peso dichiarato a secco (+2 kg rispetto alla Icon) che diventano 188 kg in ordine di marcia.

Ma adesso basta scrivere di quel che si vede, è ora di dare voce alla guida. Innanzitutto, come è facile intuire dalle forme, in sella alla Ducati Scrambler Cafe’ Racer si siede in moto totalmente diverso dalle sorelle più classiche: qui il pilota assume una posizione da subito molto più attiva, con il fondoschiena più avanzato e il busto proteso verso l’avantreno, ma senza esagerare per non stancare immediatamente i polsi. Sin dai primi metri ci si sente padroni del mezzo, la Ducati Scrambler Cafe’ Racer è stretta tra le gambe, maneggevole nel traffico (anche se un pochino meno delle sorelle Scrambler) ma soprattutto è svelta nel voltare. Senza però essere mai nervosa ma sempre progressiva e intuitiva, un plus perfettamente in linea con la filosofia Scrambler e che la rende facile per tutti, anche per chi sale per la prima volta in sella a una moto.

Il motore, poi, non sarà un portento in fatto di prestazioni, però è sempre pronto, progressivo nel salire di giri, discretamente presente a tutti i regimi (anche se tra i 4.000 e i 6.000 giri si prende una piccola “pausa”), fluido e reattivo ai bassissimi regimi da facilitare, con un colpetto di gas, i rapidi cambi di direzione nelle “esse” ravvicinate.

Di potenza poi non ce n’è tanta, così si può spalancare senza troppe remore, tra l’altro aiutati – e rassicurati – dal tanto grip e appoggio a terra offerto dai pneumatici di serie, i Pirelli Diablo Rosso II. A questo proposito un piccolo appunto: secondo noi per il pneumatico posteriore sarebbe stato meglio optare per una sezione più stretta, guadagnando così dinamicità nella discesa in piega, insieme a una guida meno fisica e impegnata quando il ritmo si fa sostenuto (e con la Ducati Scrambler Cafe’ Racer viene facile alzare il gomito) e allo stesso tempo un comportamento ancora più neutro ad angoli di piega accentuati. Ma siamo consapevoli che a un bel posteriore non si resiste facilmente, così va bene il 180.

Difetti? Inesistenti se si scontano i comandi a pedale posizionati leggermente in alto, la strumentazione non d’immediata lettura e la serratura per il sottosella imboscata dietro alla tabella di sinistra. Per il resto nulla di eclatante da evidenziare, visto che la Ducati Scrambler Cafe’ Racer vibra poco (giusto ai transitori), non è per nulla scomoda anche per chi è di gamba lunga, la sella ha una buona consistenza, forma e non stanca. Ecco, forse si potrebbe volere una frenata più aggressiva nell’attacco iniziale, ma sinceramente non ce n’è davvero bisogno: in questo modo i meno esperti non rischiano di spaventarsi o di trovarsi impreparati nei panic-stop e se proprio dovete superare l’amico in staccata, basta che strizziate per bene la leva al manubrio, tra l’altro molto ben dosabile.

E non si sente la mancanza nemmeno di sospensioni regolabili: la forcella non è un “muro” come certe Ducati, però ha tanta escursione e, soprattutto, copia davvero bene buche e avvallamenti senza che l’avantreno vada in “pappa”, anche a moto piegata, il che vi fa capire la bontà del prodotto. Il mono è un pochino più secco, ma dal canto suo non spacca la schiena e non scalcia dopo un avvallamento preso di fretta, a tutto vantaggio di un comportamento dinamico sempre neutro, intuitivo e mai scorbutico. Tutte qualità che fanno di una moto, tanto o poco sportiva che sia, una bella moto.

Articolo pubblicato su Due Ruote e scritto da Alfredo Verdicchio. 

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