IL RITORNO DEL CIAO

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Piaggio pensa al remake del Ciao: sarà elettrico e costerà poco

È soltanto una coincidenza, che sia nato sul finire degli anni Sessanta, all’alba della contestazione giovanile che in qualche modo ha cambiato il Mondo, ma non v’è dubbio che il Ciao sia stato un autentico mezzo rivoluzionario, capace di fare proseliti in tutte le classi sociali e rimanere in auge per la bellezza di quarant’anni, raggiungendo il traguardo dei tre milioni e mezzo di esemplari venduti in Italia e nel Mondo.

Il segreto del suo successo è nella semplicità, nel suo essere a metà tra bicicletta e motorino, leggero (40 chilogrammi a secco), con i pedali, così facile che lo usa anche un bambino. E pure bello, essenziale, con quel suo motore a cilindro orizzontale che quasi non lo vedi e il serbatoio ricavato all’interno del telaio, la sospensione anteriore “a biscottino” con escursione minima e le molle sotto la sella come unico ammortizzatore al posteriore. E, dulcis in fundo, costava pochissimo, poco più di 50.000 lire il primo esemplare del 1967, meno della metà della Vespa 50. Diventò ben presto uno dei ciclomotori preferiti dai più giovani, compagno inseparabile dei quattordicenni che apprezzarono, tra le altre cose, anche la facilità con cui se ne potevano moltiplicare le prestazioni.

Un particolare “sport” nel quale si sono dilettati fior di preparatori, sfornando kit di trasformazione a profusione. Un altro segreto del Ciao era il suo eccezionale equilibrio, così che giovani funamboli erano capaci di percorrerci centinaia di metri su una ruota. Non era un comportamento politically correct, si rischiava la multa, però che soddisfazione… Sembrava intramontabile, il Ciao, e invece la rigidità delle leggi antinquinamento e le gabelle che hanno affossato i cinquantini hanno finito per metterlo fuorigioco.

Ma attenzione, il Gruppo Piaggio sta pensando a un suo clamoroso ritorno, con un Ciao rivoluzionario quanto lo fu quello di cinquant’anni fa.

Due i presupposti imprescindibili perché questo accada: dovrà avere un motore elettrico e dovrà costare poco. Quanto poco? 2000 euro, non di più, un prezzo da fare invidia (e concorrenza) alle biciclette a pedalata assistita.

Che cosa manca perché l’idea si traduca in realtà? La batteria giusta, quella che possa assicurare autonomia, affidabilità, prestazioni. Ma non è un segreto che lo sviluppo, sul fronte delle batterie, corra piuttosto veloce.

Articolo pubblicato da inmoto.it e scritto da Stefano Saragoni

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