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LORD OF BIKES 2017 LA FINALE

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Lord of Bikes 2017 La Finale: Domenica 2 Aprile; il tema della Finale è stato “Moto Futuristica”.

In questa Finale si sfideranno per il titolo “Lord of Bikes 2017” i seguenti team: Svako Motorcycles Catania, Andrea Radikal Chopper Milano, Cafè Racer Napoli, Vibrazioni Art Design Massa Lombarda (MI), MS Artrix Aosta.

Ai team è stato chiesto di trasformare la Moto Guzzi V7III in una moto special “Moto Futuristica”.

Andrea Radikal Chopper Milano ha presentato “Dinamica”. Le forme che ho dato alla moto creano una dinamica particolare e questo è il motivo per cui ho deciso di chiamare così la mia creazione. Ho avuto subito una proiezione visiva di quello che dovevo fare. Ho pensato di usare tanto alluminio e di realizzare un monoscocca e quindi di unire la parte anteriore e quella posteriore in un unico pezzo. Il gruppo ottico, con la fanaleria anteriore e posteriore, sono fatti in vetro temperato e danno un’idea di futuro. L’alloggiamento della pompa di benzina mi ha dato problemi perché sono abituato a fare moto molto slim e molto strette, ma posso dire di aver centrato tutto al primo colpo.

Svako Motorcycles Catania ha presentato “Hab-ola”. Tutta la moto è stata difficile da realizzare e ci ha messi a dura prova. Gli elementi della moto che meglio rappresentano il tema, sono i materiali che abbiamo usato e il design della nostra moto. Storpiamo i nomi, quindi, anche qui abbiamo utilizzato un termine del dialetto siciliano: Hab-ola, che significa vola. Abbiamo scelto questo nome perché gli scarichi si aprono come ali. Il poco tempo non ci ha consentito di completare adeguatamente la forcella anteriore con le relative coperture.

Ms Artrix Design Aosta ha presentato “Stardust”. Il punto di partenza per costruire la moto del futuro è stata la carenatura della moto, completamente chiusa. Stardust è una moto fluida, senza tempo. Avrei preferito la California perché più lunga, con le gomme larghe. Si sarebbe addetta molto di più al nostro stile. Abbiamo scelto questo nome perché ci siamo fatti ispirare dalla verniciatura.

Vibrazioni Art Design Massa Lombarda ha presentato “Visione”. La nostra moto si chiama Visione perché con essa abbiamo osato nelle forme, nei volumi e nei contenuti, spingendoci forse oltre il limite consentito, ma una visione non andrebbe mai interrottaNon c’è mai un solo punto di partenza, ma sicuramente uno dei più significativi è stata la trasformazione del motore a scoppio. Abbiamo realizzato, forse, la prima Moto Guzzi completamente elettrica. La maggiore difficoltà incontrata in questo progetto sono stati i tempi ristretti di consegna, tenendo conto di dovere modificare il blocco motore, ricavare ed installare le batterie per rendere la moto completamente elettrica. Abbiamo ricoperto le parti in lamiera con una speciale vernice fotocromatica che, al di sotto dei 20°C ha una finitura nera, mentre, superata tale temperatura, diventa trasparente lasciando vedere la lamiera del bidone nei suoi colori originali e i loghi delle compagnie petrolifere. È chiaro che nel futuro la benzina non sarà più utilizzabile ma rimarrà indissolubilmente collegata al nostro DNA e ai nostri ricordi, latente sotto la nostra pelle.

Cafè Racer Napoli. Purtroppo gli amici di Napoli si sono ritirati dalla finale senza nemmeno presentare la moto…. 

La giuria di quest’anno era composta da:

Gianfranco Guareschi Tester – Accento emiliano, una passione sfrenata per le due ruote e una carriera che si alterna tra la guida, il collaudo e la vendita delle moto. Conosciuto dai suoi fan come il “Guaro”, ha vinto per due anni consecutivi la Battle of The Twins a Daytona. Il mondo della customizzazione è un mondo interessante perché consente di personalizzare la moto per rendere qualcosa di già molto personale, ancora più tuo. Nel mondo delle moto ci sono sempre stato perché il mio papà faceva questo lavoro. È una passione di famiglia. Io sono concessionario Moto Guzzi a Parma e la mia è la concessionaria più vecchia d’Italia, in attività dal 1973. In tanti anni ho visto molte moto, ma ora è cambiato il modo di pensare. Fino a vent’anni fa si facevano delle modifiche per rendere la moto più performante. Invece oggi il mondo della customizzazione è rivolto al mondo dell’esteticaPer anni ho fatti il collaudatore di moto. Per questo mi sentivo abbastanza pronto e preparato. Sono sempre stato tranquillo. Quando vedevo che la moto funzionava e rispondeva, piano piano, gli davo fiducia, così come succede in tutte le cose. Io sono uno concreto, sono abituato a parlare con le persone. Per questo non dimenticherò le persone. Sono rimasto sorpreso perché ho incontrato tutte persone alla mano, come se fossi a casa mia in famiglia. Il fatto che Piaggio si sia ricordato che sono stato l’unico ad aver vinto gare importanti col marchio Moto Guzzi è stata una cosa molto bella.

Ringo Host – In testa, oltre ai capelli biondi, non ha solo la musica, ma nutre anche un’altra passione: quella per le moto. Quest’anno sono sicuro che piacerà ancora di più perché abbiamo avuto la possibilità di usare tutta la gamma Moto Guzzi e questo porterà al programma un valore aggiunto. In quest’avventura non ha voluto fare il giudice, nonostante sia molto aggiornato sul tema della customizzazione perché “giudicare” non appartiene alla sua filosofia di vita. Non ho ancora capito quale sia stato il mio ruolo all’interno del programma. Quello che ho capito, però, è che sarebbe stato inutile sforzare il motore della barca. Ho preferito lasciare le vele spiegate e seguire le onde. Quando c’è stato da dare un colpo di timone, l’ho dato.È chiaro che questo sia un programma che fa breccia in quelli che amano la moto e che amano stare in garage a sporcarsi le mani, pitturare e segare i telai. Va a fare breccia nei Guzzisti. In Italia noi puntiamo anche su questo: che il popolo della Guzzi ci dia una manoAbbiamo avuto qualche problema, è inutile nasconderlo. Come in tutte le cose, ci sono stati momenti di sorrisi, momenti in cui si era un po’ più affranti e momenti di tensione. Come si fa ad avere un team che non si comporta così? Siamo umani come gli altri. Lord of the Bikes ha fatto vedere che anche chi ha un garage e una vecchia moto del nonno, e non è un customizzatore di professione, può cimentarsi in qualcosa di artistico.
Il programma è stato un viatico a quella che è la metamorfosi in corso del mercato della motoL’Audace è la mia Moto Guzzi preferita. Mi trovo molto bene, la guido, è ideale per il mio peso e per la tipologia.

Filippo Barbacane Giuria – La firma che lascia sulle moto è una delle più riconosciute, anche se a parole non saprebbe definire il suo stile. La mia decisione di partecipare al programma è legata al desiderio di far conoscere il mondo dell’artigianato italiano a coloro che ti dicono “Ah, quindi fai il meccanico!” quando tu gli dici che fai il customizzatore di moto. Invece no, sono due realtà completamente diverse. Customizzare è “qualcosa di viscerale”, una passione che muove mani e mente. Dopo essere stato confermato per la seconda edizione, ho chiamato subito Paolo Sormani. Ci conosciamo da decenni e volevo sapere se avessero sentito anche lui.
Quest’anno ho cercato di essere un po’ più di distaccato rispetto all’anno scorso perché, a volte, la troppa confidenza rischia di spiazzare chi ti sta davanti, soprattutto in fase di eliminazione. Quest’anno abbiamo usato tutta la gamma Guzzi. Questo ha permesso alle officine di reagire in modo diverso e consentirà, a chi guarderà il programma, di osservare diversi tipi di customizzazione. Negli ultimi anni, il fenomeno del custom è cambiato moltissimo. Si sono affacciate realtà nuove ed è cambiato soprattutto l’atteggiamento di tutti quelli che sono al di fuori di questo mondo. Molti non tengono presente la cosa più importante: ci sono solo 15 giorni per costruire le moto e, credetemi, è una follia! Normalmente ci vuole molto più tempo. Per esempio, io ora ho finito una moto ma ho impiegato circa un anno e mezzo per terminarla. Per quanto riguarda Moto Guzzi, il mio amore è per la V7 850 GT del ’73. È quella che uso più spesso ed è la moto per eccellenza.

Paolo Sormani Giuria – Giornalista, customizzatore per vocazione, Guzzista. L’interesse per le due ruote è una passione nata con la sua prima Moto Guzzi GT850 California. Cos’è la customizzazione? È l’arte di arrangiarsi tutta italiana. La prima cosa che ho pensato quando mi hanno riconfermato è stata: “Che bello! Rivivremo lo stesso feeling, la stessa dinamica tra noi”. Sono stato un giudice oggettivo, equidistante. In un paio di occasioni sono stato io a dover pronunciare la sentenza di eliminazione, proprio con le officine con cui ho un buon rapporto, ma non ho mai premiato la moto del customizzatore più simpatico. Mai. La prima persona che ho chiamato è stata Filippo Barbacane. Ci conosciamo per ragioni professionali da più di 20 anni e, nel tempo, siamo diventati amici. Quest’anno è stato veramente difficilissimo giudicare. C’è stata una puntata in cui, al momento di dichiarare il vincitore, noi giudici ci siamo scambiati un’occhiata come dire: “Siamo sicuri?”. Quindi, fino all’ultimo secondo, abbiamo avuto dei dubbi. Durante la prova di abilità extra budget, è stato bello vedere la differenza del metodo di lavoro tra i vecchi leoni del custom italiano, che usavano le frese e le saldatrici, e quelli dell’ultima generazione che, invece, se la cavavano con la colla a caldo. Lord of The Bikes ha fatto emergere un sentimento e un divertimento da garage, già molto diffuso negli anni ‘80. I Guzzisti, questa cosa di customizzarsi le moto, l’hanno sempre fatta. Emergeva a Mandello e si vedeva nei raduni. I motociclisti sono delle persone adorabili ma molto esigentiUna cosa che mi ha stupito è il fatto di non aver trovato nessuno, anche tra quelli con cui ho un rapporto molto diretto, che mi abbia detto che Lord of The Bikes è brutto o fatto male. La mia Moto Guzzi preferita è la Guzzi California 1 del ‘72Un’altra Guzzi che mi piace molto è Project 78, la V7III Special realizzata da OMT, l’officina che ha vinto la prima edizione di Lord of the Bikes, esposta quest’anno a EICMA.

Aryk Giuria – Artista a 360°, unica donna della giuria. Prima suo padre, poi suo fratello e infine suo marito: questi i responsabili di una passione nata da bambina e coltivata nel tempo, fino a diventare il suo lavoro. Quest’anno si è percepito molto il senso del gioco, forse perché si è capito che Lord of the Bikes non mette in discussione il lavoro delle officine. Si è sentita quella voglia di stupire e di far dire alle persone: “Ma come avete fatto?”. Molte più donne si sono avvicinate al mondo delle moto. Ragazze che, vedendo la trasmissione, si sono incuriosite e mi hanno scritto, entusiaste di iniziare un progetto su una moto. Giudicare è stato difficilissimo. Sicuramente non dimentico la puntata in cui, noi giudici, siamo rimasti svegli fino alle 2 di notte per decidere che moto dovesse passare. Dubbio che è rimasto anche il giorno dopo, fino al momento prima che si accendessero le telecamere. È bastato però guardarci per capire che avevamo preso la decisione giusta. Lord of the Bikes è fatto da customizzatori italiani, gente reale, molto umile che lavora tutti i giorni e che, in alcuni casi, ha un’attività che porta parallelamente a questa. È sempre molto difficile riuscire a farsi accettare e prendersi i propri spazi in un mondo prettamente maschilista. Quindi mi ha fatto veramente piacere partecipare alla seconda edizione. La premessa è che a me piacciono tutte le moto ma forse la mia Guzzi preferita è la V7, a partire dai modelli degli anni 70 fino ad arrivare alla V7II.

Il Lord of Bikes 2017 è  Andrea Radical Chopper con Dynamica…